alle prese con una verde milonga


venerdì, 27 febbraio 2004

sogni nel cassetto

Eh sì, anch'io ce l'ho, il sogno nel cassetto. 
Sembra una cosa un po' da scemi avere il sogno nel cassetto. A parte che a furia di ripeterla è una di quelle espressioni che perdono totalmente di significato. Il sogno nel cassetto. E' come lo scheletro nell'armadio. Uno che ha il sogno nel cassetto e lo scheletro nell'armadio ha come minimo la idee un po' confuse.
Ma torniamo alla mia confessione, lungi da me l'idea di svicolare. Sono anni che sogno di essere una faccia Benetton. Avete presente, no?, quelle enormi facce che vi guardano, bellissime, strane, nere, rosse, lentigginose, pallide, abbronzate, struccate, dal bianchissimo sfondo delle pareti del negozio? Ecco, io voglio essere una di quelle.
Penserete che 'voglio fare la modella', forti di un vecchio adagio. No no. Voglio essere una faccia Benetton, punto e basta. Fatemi fare quello e non vi chiederò nulla più finché campo.
C'è un problema: che non riesco proprio a capire come fare. Dal sito non c'è modo di saperlo. Una volta credo di avere persino mandato un'email, ma ovviamente avranno pensato che sono una pazza megalomane. Sbagliando, sia chiaro.
Insomma: volete aiutarmi a diventare una faccia Benetton?? Qualcuno sa come si fa? Aspetto speranzosa!
postato da valentinaines | 01:40 | commenti (4)

martedì, 17 febbraio 2004

 

dategli una mascella, o uno zigomo, che so



Mi spiegate che spessore politico può avere un uomo che non ha nemmeno il coraggio di avere dei lineamenti??!
postato da valentinaines | 12:03 | commenti (2)

 

 

 

 

curriculì curriculà

Ti laurei. Dopo un mese di meritatissimo cazzeggio, in cui tutti ti chiedono "e ora che pensi di fare?", e non puoi rispondere "boh" senza destare forti perplessità, e ti malaugurano "guarda che con la laurea che c'hai nel giro di due mesi lavori", capisci che forse è ora di darti da fare. Vabbè, in fondo non devi far niente di speciale: devi scrivere il curriculum e inviarlo, career book alla mano, a c-h-i-u-n-q-u-e. Facilissimo.
Prendi il librazzo e subito scopri che mica puoi mandarlo così quello schifo di curriculum che hai scritto. Pagine e pagine ti spiegano che è impensabile mandarlo uguale ad ogni azienda. Ogni volta dovrai scrivere una diversa lettera di presentazione (lettera di presentazione??) per evidenziare cosa di te fa sì che tu sia la persona che fa per loro. Non sei tu che cerchi lavoro, no no, sono loro che cercano te disperatamente. Devi solo dirglielo. Certo, cerca di non essere mieloso né arrogante; d'accordo che devi dirglielo, ma tra le righe. E ogni volta spiegherai perché hai scelto proprio la loro azienda (che ovviamente sarà l'azienda leader nel settore di qualcosa). Non vorrai far loro pensare che nel frattempo li tradisci mandando il curriculum a tutti, ma proprio tutti tutti? Guarda che se tu non glielo fai capire loro mica lo sanno.
Scritta la lettera di presentazione, modifica il curriculum in modo da evidenziare SKILLS ed esperienze che più possono interessare Mister Risorse Umane dell'azienda in questione (se vuoi un consiglio, scrivici che hai capacità di team working, ottime doti di relazioni interpersonali, curiosità e desiderio di apprendimento e flessibilità verso i cambiamenti, è originalissimo). Non riempirlo di informazioni, Mr. HR dedicherà non più di 30 secondi alla sua lettura. Ora prendi tutto, imbusta e invia. Inutile dirlo, se puoi scova il nome di Mr. HR, si emozionerà di più a leggere il suo nome sull'intestazione. E poi continua così per ogni azienda.
Aspetta, aspetta: vuoi mandarlo via internet? Scusa, non avevo capito. Ok, ti spiego subito. La lettera di presentazione dev'essere molto più schematica, cerca di far entrare tutto - CV compreso - in una VIDEATA, che se no Mr. HR si stanca a scorrere il testo. Metti tutto in allegato e invia.
Se poi sei fortunato, invece di mandare CV e lettera di presentazione, dovrai soltanto riempire dei semplicissimi form, che in sole 10 pagine ti chiederanno tutto di te. Vedi di sapere che ruolo vuoi ricoprire nell'azienda, in che settore, in che divisione, in che città e per quale stipendio. Probabilmente ti chiederanno di inserire una frase che sarà la prima cosa che Mr. HR leggerà, con cui, in 100 abbondantissimi caratteri, dovrai fargli capire che tipo sei, quanta stima hai di te, se sei estroverso e un altro po' di cosette. Il resto si sa: studi (da che anno a che anno, voti, nome del liceo, città), interessi, SKILLS informatici, lingue, informazioni sul nucleo familiare, ecc. ecc.
E alla fine ti chiederanno di inserire il curriculum. Evviva la ridondanza.
Dopo sette giorni di depressione, in cui realizzi che più di un curriculum al mese non riuscirai a mandarlo a queste condizioni, ché scrivere tante cazzate e affaticarsi pure per farlo è troppo per il tuo debole cuore, capisci che devi farlo sì, ma con uno spirito goliardico. La tua mente, scevra delle minchiate lette una settimana prima, ti suggerirà di scrivere un mare di boiate, uguali per OGNI azienda, e non con la faccia seria e preoccupata, bensì sghignazzando mentre li prendi beatamente e professionalmente per culo, come loro stessi si aspettano.
Perché la cosa più ridicola è questa, che in questo circolo vizioso di prese in giro, loro si prendono maledettamente sul serio.
postato da valentinaines | 11:44 | commenti

Lunedìfilm - addio anni '80 /1

Siamo sinceri. Tutti quelli che, come me, sono cresciuti negli anni '80, accompagnati da Happy Days, le Charlie's Angels, Arnold, Saranno Famosi, Mork e Mindy, i mitici cartoni - non esclusi quelli di Retecapri, assai dignitosi anch'essi - di cui è inutile stare a riportare la lista infinita (vabbè almeno qualcuno... - Anna dai capelli rossi, Pollon, Doraimon, Belle e Sebastien, Lady Oscar, Chobin, Spank...), e così a non finire, si sente una spanna sopra gli altri. Quasi ti fanno pena questi poveri bimbi cresciuti guardando dei marmocchi con gli occhi enormi e storie e disegni dozzinali. Ti fanno pena, un po', ma gliene fai anche una colpa. Non possono capire nulla, e non hanno diritto di parola. Non sono cresciuti negli anni '80.

Nei primissimi anni '90 la situazione ha iniziato ad essere preoccupante. Veri e propri miti un po' alla volta scomparivano per far posto a delle nullità. Schifezze totali.
Eppure un altro mito, appuntamento fisso del lunedì sera, resisteva, resisteva, resisteva. La sigla di Lunedìfilm. Dall'ingenua età di 9 anni - era il 1986 - ho aspettato ogni lunedì solo per questo. Arrivate le 20.30 (perché a quest'ora iniziava la prima serata, cacchio) la voce di Lucio Dalla guidava, accompagnando una fantastica chitarra elettrica, il volo di un uccello di pellicola. Erano 30 secondi intensi, che mi affascinavano in un modo incredibile. Mi sembrava che il volo di quell'uccello non potesse esistere senza quella musica e viceversa, e col suo fascino alimentava i misteriosi pensieri filosofici che spesso si fanno da piccoli. Era un momento importante e bellissimo.
Era. Perché lunedì scorso ho scoperto che la sigla di Lunedìfilm non esiste più. Anzi, peggio, se è possibile. La musica è la stessa, ma il volo dell'uccello ha lasciato il posto ad una posticcia grafica 3D che ti butta in una città indegna del peggior disegnatore del mondo, dove svolti l'angolo e davanti a un palazzo leggi la scritta EMOZIONI, fai 30 metri, giri a sinistra e sbatti contro i SENTIMENTI e così per un mezzo interminabile minuto. E intanto la musica va, e Dalla canticchia il suo du-bi-du-dà, inconsapevole dello scempio.
Sono caduta nella più totale e tetra disperazione. Sono corsa a cercare su internet una riga che mi spiegasse perché, perché lo avevano fatto. Niente. Silenzio. Non ho nemmeno trovato un'immagine con un fotogramma della sigla, magari quello finale, con quella bellissima scritta. L'avrei messo sul blog a imperitura memoria e sarei andata a riguardarlo nei momenti di sconforto, ma niente. Se lo trovate, vi prego, mandatemelo.
Quello che mi fa incavolare di più, oltre alla cosa in sé, è che mica hanno deciso di cambiare tutto. "Ok, saremo pur entrati negli anni 2000 per far qualcosa di nuovo." Avrei pianto lacrime amare, ma avrei accettato prima o poi. E invece no. Sapendo di fare una boiata assurda, non hanno resistito a farla per intero e si sono limitati a cambiare le immagini, lasciando immutata la musica, con un 'restauro' di quelli contro i quali Sgarbi lancia i suoi strali, perché era del tutto inutile e ha avuto un effetto devastante. Hanno creato un mostro bicefalo, perché è ovvio che le due cose, la musica e le immagini, non potranno mai e poi mai andare d'accordo.
Così, ogni lunedì è una pugnalata al cuore. Assassini.
postato da valentinaines | 02:06 | commenti (2)

giovedì, 12 febbraio 2004

assolutamente basta

 
Tutto è nato qualche mese fa (un po' di più, forse), e sembrava un fenomeno elitario come il "piuttosto che" quando viene usato nel modo giusto o il sinistroide e sinistro "nella misura in cui". Non nego che all'ascolto inizialmente esercitava uno strano fascino anche su di me. Nel tempo, tuttavia, ha fatto la sua comparsa il disagio, che con i giorni è diventato la sensazione prevalente. Si notava come, da un'espressione usata sì con una sorta di autocompiacimento, ma che comunque indicava un'interessata attenzione al discorso, essa andava trasformandosi nell'esatto opposto, e cioè in una formula che, senza richiedere un minimo di attenzione alla conversazione, permetteva di dare piena soddisfazione all'interlocutore. Credo che questo abbia decretato il suo nefasto successo.
E così, eccoci ora a vivere lo scenario devastante in cui nessuno - quasi nessuno - avrebbe sperato di trovarsi. Quello che sembrava essere un ingenuo, innocente, passeggero vezzo è diventato la più virulenta epidemia linguistica che l'Accademia della Crusca ricordi da decenni a questa parte, e che si diffonde prevalentemente nei variegati e inconcludenti salotti televisivi, dove chi ne è affetto lo pronuncia ogni pie' sospinto come a dire: "So' figo, ma così figo che queste due sole, semplici, ben scandite parole bastano a evidenziare la mia spiccatissima intelligenza anche in questa inutile conversazione".
Vi prego,
 
BASTA all'  "AS-SO-LU-TA-MEN-TE SI' " !!!
BASTA all'  "AS-SO-LU-TA-MEN-TE NO" !!!
ASSOLUTAMENTE BASTA!!!
postato da valentinaines | 01:11 | commenti (2)

martedì, 10 febbraio 2004

song r' Sergna

Giovanna Cavalli è una che fa vero giornalismo. Scrive per il Corriere, è di quelle che quando firma un articolo sopra c'è scritto "DAL NOSTRO INVIATO". Fa grossi e rischiosissimi reportages, come quello, bellissimo, commovente, da Fiano Romano, quando s'è sposata Sabrinona nostra. Una scrittura lucida, di cui questo:
ROMA - Sei minuti dopo le 7 di sera. Si riapre il portone di Palazzo Ducale ed esce Sabrina la sposa di Fiano Romano, battimani, «Forza Roma», «Sabbrì, bacio, bacio» e lei che sorride ma con il dito fa no, il bacio no (altrimenti parte l' esclusiva). Lo sposo resta indietro, impalato nella giacca nera, forse abbagliato dal satin della cravattona in nuance con la sottoveste nuziale di Sabrina. Scollatissima davanti e pure dietro, capelli sciolti, strascico e 12 centimetri di tacchi che si conficcano tra i sampietrini della piazza mentre si avvicina ai compaesani transennati, regala le tre rose rosse del bouquet, ringrazia e «pure questa è fatta» dice Irma in grembiule: «Sono 32 anni che sto qui e non t' avevo mai vista». [...]
non è che un piccolo saggio. Non sposteresti una virgola e non aggiusteresti un punto. Perfetto.
Oppure quell'altro, del 7 agosto da "in fondo a via Tomacelli, ore 17 e un minuto", come giustamente specifica già nel titolo. Quella volta lì c'era Berlusconi da Ottica Moderna a fare shopping di binocoli e telescopi. L'evento meritava senz'altro un titolone così e un'inviata di siffatto calibro.
ROMA - «Presidente, questo qui è un binocolo che ci si vede anche di notte», certifica il commesso. «Bene, lo prendo, lo metta da parte», comanda il Cavaliere. E passa ad altro articolo: telescopio computerizzato con trespolo. «Perfetto per la notte delle stelle cadenti» (il commesso fa il romantico). «Ottimo, non ce n’è di migliori, vero?». Naturalmente no, aggiudicato anche quello. Ore 17 e un minuto di ieri pomeriggio, in fondo a via Tomacelli (alle spalle di Palazzo Chigi) si fermano tre auto blu. Salta giù Silvio Berlusconi, attraversa la strada e si infila nel negozio «Ottica Moderna». Tre guardie del corpo contro le vetrine, due dentro, il resto al sole. Polo blu, pantaloni felpati blu con laccetto in vita, Reebok nere, abbronzatura light, il presidente del Consiglio è in pausa shopping. [...]
Il bello è che non ti annoia mai con i suoi virgolettati di frasi con qualche storpiatura dell'italiano. Fa il suo dovere di cronista, è giusto che sia così: si potrebbe mai dire che sia soltanto un monotono ripetitivo e rifritto modo di fare la simpatica e l'arguta? Mai e poi mai.
Poi è chiaro che ci siano i maligni, che l'accusano di aver fatto svarioni o di aver copiato notizie. Tutta invidia.
Ma il più bell'articolo che abbia mai scritto è tra gli ultimi. Domenica 8 febbraio, pagina 18, Cronache. Un articolo scomodo. Peccato per 'Canocchia' invece di 'Conocchia', 'Di Mezza' invece di 'Di Nezza', 'Mainardi' invece di 'Mainarde', che sono una catena, e non una sola montagna. Sono piccole sviste che a lei si possono concedere. Quello che conta è il riscontro delle notizie, la sobrietà e la coerenza di un articolo tanto coraggioso:
DAL NOSTRO INVIATO

ISERNIA - Via Ponzio Pilato è quella che sale dalle terme d' acqua sulfurea fino a Coppolicchio, località Canocchia, campagna molisana. Tre chilometri di curve, sterpaglie, ulivi, un frantoio, un magazzino di infissi, sette case. L' esimio isernino quaggiù è assai benvoluto. I ventiduemila concittadini si sono presi il loro tempo, ma quasi due millenni dopo pure il sannita che fu procuratore romano in Galilea avrà la sua strada. Gli hanno ritagliato un pezzo della provinciale Castelromano che scende da Isernia e «tanto era troppo lunga e il postino si perdeva». Disposti a sorvolare sul fatto che di Gesù messo in croce il compaesano se ne lavò le mani. «A Pilato, poveretto, non l' hanno mai capito. Quello è stato l' unico che non ha voluto ammazzare Cristo, era un brav' uomo, stupendo, sua moglie l' hanno pure fatta santa», si infervora l' avvocato Mario Di Mezza, 84 anni, presidente della commissione di 7 saggi incaricata di trovare il nome a 182 vie di Isernia ancora senza targa. «Mica era un eroe, che altro poteva fare se quelli si erano fissati?». L' unica traccia dell' illustre sannita, peraltro, si trova in un' iscrizione scolpita nella Fontana Fraterna, prediletto monumento cittadino. Don Vincenzo Chiodi, parroco di San Pietro Apostolo, assolve la scelta del municipio: «Certo, Pilato non ci ha fatto proprio una bella figura, non si è impegnato, ma in fondo è vero che non voleva condannare a morte Gesù. Dedicargli una strada non è peccato». Il vescovo, invece, ancora non lo sa. E poi i commissari isernini, che si sono riuniti per otto mesi ogni giovedì nella biblioteca comunale (senza riscaldamento) ricavata da un antico convento «di suore assai scostumate», hanno pareggiato l' ardire toponomastico. Intitolando una strada anche a Giovanni Paolo II, per i suoi 25 anni di pontificato. «Sulla carta non si poteva fare perché è ancora vivo», spiega il bibliotecario Fernando Cefalogli. «Ci voleva la deroga della prefettura, ma il prefetto era stato appena arrestato e insomma l' abbiamo fatto lo stesso». Al Santo Padre è stata assegnata l' ex via Occidentale che corre tra reperti archeologici romani, sanniti e preistorici. Terrà compagnia a un celebre pontefice locale, Pietro Celestino da Morrone, che fu Celestino V: quello del «gran rifiuto» che Dante mise nel terzo girone infernale e che ha già la sua piazza. I sette di Isernia hanno scartabellato e scovato altri 180 nuovi nomi di vie, tra eccellenze cittadine e regionali, mestieri e toponimi classici. Tra gli esclusi l' ex preside Aristide Carfagna, pace all' anima sua, «che però potrà rientrare tra 10 anni», consola il Cefalogli. Per non creare scontenti l' elenco è stato approvato così com' era dalla giunta comunale. «Sennò chi li sentiva i parenti degli esclusi?», motiva sottovoce il sindaco Gabriele Melogli (bisnipote, nipote e figlio di sindaco), centrodestra, avvocato in questa provincia di Isernia (l' evento, datato 3 marzo 1970, ha meritato una delle nuove strade) fiorente di mozzarelle, ricami al tombolo e campane. «Finalmente abbiamo uno stradario completo, che ricorda le migliori personalità che hanno dato lustro alla città», enuncia fiero. Condividono l' onore Teodoro Mommsen «sommo ricercatore e studioso», il prode Esernino «il più grande gladiatore dell' epoca romana», Giaime Pintor «eroe della Resistenza», Tito Livio, il pittore francese Charles Moulin che visse 40 anni da eremita sulla montagna Mainardi, Libero Villone «segretario della IV Internazionale», Dora Montesoro Melogli «incomparabile educatrice di intere generazioni di giovani isernini», la mamma del sindaco. C' è pure un piazzale per l' homo aeserniensis che si accampò da queste parti 730.000 anni fa con leoni, rinoceronti ed elefanti. I radi abitanti della neo via Ponzio Pilato si adeguano al tipo. «Non c' era un altro nome? No? Vabbè», si rassegna Franco Matticoli, commesso, civico 28. «Non era proprio bravo ma se il sindaco ha scelto così va bene anche per noi», dice Maria Antonietta Altieri, civico 14. «Era un fetente, forse, ma sono più fetenti quelli che ci stanno mo' - interviene il padre Antonio -. Sto contento così». La moglie Emira: «Non era proprio cattivo, lui a Gesù non lo voleva condannare, vero don Vincenzo?». In piazza, davanti alla «Taverna Paradiso» di Claudio, detto Padreterno, c' è Eligio che ha 74 anni ed è perplesso: «Non è che so' studiato tanto, ma oggi le mani se le lavano in tanti». E poi Maria Caruso, operaia disoccupata: «Ma chi era ' sto Pilato? Ha fatto qualcosa che non va?». Giovanna Cavalli

A Giova', ma quante CAZZATE scrivi????

postato da valentinaines | 18:05 | commenti

venerdì, 06 febbraio 2004

involontariamente comici

Sempre dal Corriere di oggi.
Ieri sono stati assegnati i prestigiosi "Oscar del Riformista": Gianfranco Fini vince come miglior politico italiano del 2003, Tony Blair come miglior politico del mondo occidentale, "Otto e mezzo" come migliore trasmissione televisiva (aridatece Luca Sofri!!!!) e il premio di evento politico più importante del 2003 è vinto dalla guerra in Iraq.
Sarà. A me fa un po' ridere. Me li immagino, i candidati nella folta platea - Road Map, Semestre Italiano e Guerra in Iraq - che fremono, ma non vogliono darlo a vedere. Si guardano negli occhi, si tengono per mano, pronti a ostentare felicità comunque, chiunque vinca. E al momento della proclamazione Guerra in Iraq viene abbracciata da Road Map e Semestre Italiano in pianto, commossi, ma si sa, fotografi e flash sono solo per lei, che inevitabilmente dichiara: "Non me l'aspettavo, giuro, non me l'aspettavo proprio!".
postato da valentinaines | 01:30 | commenti

E tu, che islamico sei? Scoprilo con il test di Magdi!

Non c'è niente da fare. Fin da piccola davanti a un cruciverba o a un test non resisto, devo farlo. E non ho mai sopportato di leggere le soluzioni - o i profili, nel caso del test - prima d'aver finito. Di imbrogliare, insomma. Con gli anni, tuttavia, l'attrazione fatale per i test è andata scemando - La Settimana Enigmistica invece è per sempre.

(I test mi piaceva farli anche se non me ne importava niente o se, per così dire, non ne avevo i 'requisiti'. Che so, cose tipo "Tuo marito ti tradisce?" oppure "Sei invidiosa della tua collega di lavoro?". 'Vediamo che sono capaci di inventarsi su di me stavolta!', era un po' questo il senso. Non sono matta; piuttosto, nella fissità dei test, nel loro star lì a dare definizioni, caparbiamente e burocraticamente, anche se non c'entri niente, ho sempre visto un che di ridicolo.)
Ad ogni modo, oggi ho avuto un ritorno di fiamma e una grande delusione insieme.
Leggevo il Corriere della Sera, per la precisione un articolo di Magdi Allam, caratterizzato, come sempre, da toni accomodanti e tolleranti nei confronti del suo tema forte, l'Islam. Mentre notavo con ammirazione la maestria con cui dal tema annunciato nel titolo, l'istituzione di una Consulta dei musulmani in Italia, trattato nelle prime dieci righe, passava a urlare la presenza di cellule terroristiche tra i fogli della sua scrivania, il mio occhio è inevitabilmente caduto su un piccolo box in fondo all'articolo:
 
LAICO
Prevale nella maggioranza degli immigrati musulmani che non frequentano abitualmente le moschee e tra molti convertiti.
 
ECUMENICO
Mistico, impegnato nella ricerca dei valori comuni col cristianesimo e l'ebraismo: è rappresentato dalle confraternite sufi della Coreis e della Jerrahi-Halveti.
 
APOLITICO
Primato della fede, esclusione di qualsiasi progetto politico, proselitismo porta a porta e stretto legame tra fedeli e capi spirituali. Diffuso tra la comunità asiatica e marocchina.
 
ORTODOSSO
Preghiere quotidiane, frequentazione delle moschee nel rispetto della legge e dei valori italiani: è rappresentato dalla Lega musulmana mondiale.
 
INTEGRALISTA
Vuole islamizzare la società dal basso, soddisfacendo le istanze economiche, sociali e culturali dei fedeli. E' rappresentato dall'Ucoii, affiliata ai Fratelli Musulmani.
 
RIVOLUZIONARIO
Predicazione della guerra santa ed esaltazione dei "martiri", i kamikaze islamici. Vi si riconosce l'Istituto culturale islamico di viale Jenner a Milano.
 
 
Vediamo, a occhio starei tra il Laico e l'Ecumenico. Certo, anche l'Apolitico non sarebbe male; voglio dire, sul rispetto della legge e dei valori italiani sono a posto. Oltretutto gli altri mi spaventano, dato il climax decisamente anti-etico.
Ma insomma, dov'è il test? Dove cavolo sta il test?? Mannaggia, che cacchio mi fai vedere a fare i risultati?!? Devo ancora rispondereee!!!!!
....
Eh? Che? Come sarebbe a dire "Le anime dell'Islam italiano"?!
Trattasi semplicemente di schema moralistico-educativo-didattico? Che sòla, ragazzi!
postato da valentinaines | 00:32 | commenti

giovedì, 05 febbraio 2004

Sono fuori dal tunnel-l-l-l

Era successo troppe volte ormai. Dovevo farla finita con questa storia.
Per troppo tempo mi ero presa in giro. Ogni volta mi dicevo "ok, vedrai che passerà. È stato un caso, capita alle volte di sbagliarsi, ma non succederà più, vedrai". Cercavo di convincermi, e quasi ci riuscivo. Volevo crederci, dovevo. Ma poi è risuccesso, e non ce l'ho fatta più.
Ero su internet, ieri pomeriggio, a cercare recensioni di un film, un film inutile. Non capivo come potessero tutti osannarlo mentre a me sembrava una boiata pazzesca. Cercavo disperatamente qualcuno che la pensasse come me per non dichiararmi ufficialmente e definitivamente idiota. Dopo i mille 'un film bello, che fa bene al cuore', 'che ci aiuta a riflettere', 'che suscita emozioni vere', 'che vi commuoverà' dei Mollica della rete, finalmente trovo in un newsgroup uno che dice per filo e per segno tutto quello che fino a quel momento avevo sempre dichiarato con malcelato imbarazzo. Non potevo crederci! Insieme ad un'immediata, smisurata stima per il tizio era risalita a picco, in un istante, anche la fiducia nelle mie facoltà mentali. Giustizia era fatta. "Che grande sto Lorenzo, haha - pensavo e sghignazzavo - hahaha, non sono idiota io, sono gli altri che non capiscono niente! DEVO CORRERE A SCRIVERLO SUL MIO BLOG." Cacchio, Vale, cacchio, non ce l'hai il blog. Cacchio.
E' stato lì che ho preso la mia decisione. Non succederà più.
postato da valentinaines | 12:10 | commenti (1)