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domenica, 08 agosto 2004
agenzie immobiliari, queste sanguisughe
Dunque. Passiamo dall'esistenziale al pratico. Capita.
Cerco casa (a Roma), ma il mercato immobiliare è assediato da famelici e cinici predatori, le agenzie immobiliari. Vivono semplicemente evitando ai propri clienti la fatica di alzare il telefono per mettere un annuncio su Porta Portese, facendolo per loro. Così, hanno dalla loro l'offerta di questo impagabile servizio e la scelta di sapienti parole per la pubblicazione di un annuncio che attiri quante più persone possibile: 'ristrutturatissimo', 'balconatissimo', 'leggermente seminterrato' (??), 'piano rialzato ma luminoso', 'x Euro intrattabili', '800000...0000 euro ottimo investimento' (!) e altre cose geniali del genere. Ok, mica fanno solo questo. Rispondono anche al telefono e ti dicono, facendoti pesare ogni domanda che fai, che c'è una provvigione di solo il 4% + IVA, che su 250000 euro circa - tanto costa più o meno una casa di 60mq a Furio Camillo, per esempio - fanno soltanto 10000 euro e rotti.
Capite bene che, se proprio si ha da lavorare e non si ha tempo per seguire personalmente la vendita del proprio appartamento, basta incaricare i nonnetti o il cugino disoccupato che sarà ben contento di ricevere per questo servigio che so, 1000 euro, che intanto sono 1/10 dei su menzionati 10000 e che inoltre date voi di vostra tasca, senza far caramente pagare al povero acquirente l'infelice scelta che avete fatto.
Insomma, è da un po' che numero dopo numero spulcio gli annunci di Porta Portese cercando di riconoscere, per evitarli, gli annunci delle agenzie, mimetizzati tra i pochi che chiariscono 'NO AGENZIE', sollevandomi il cuore dal dubbio atroce.
Il mio è quindi un ANNUNCIO/APPELLO per iniziare, in piccolo, a boicottare queste sanguisughe. Se volete aiutarmi, quando sapete di un appartamento sui 60mq dalle parti di Furio Camillo NO AGENZIA che costi non più di 220000Euro fatemi un fischio, ok?
Post triste. Alla fine di una giornata triste e sola. Un raggio di sole accecante, una luce di angelo, ha interrotto il silenzio e le lacrime. Ma ora il silenzio è tornato, e andrò a dormire così, col nodo alla gola.
lunedì, 02 agosto 2004
perché la diversità è una ricchezza?
Esistono posti del mondo in cui ad alcuni gesti o ad altri 'simboli' si attribuisce un significato completamente opposto a quello che noi gli diamo. Vale a dire che quelle stesse cose costituiscono lì e qui oggetto di una convenzione sociale, ma con significati invertiti.
Prendiamo i giapponesi. Per loro sei un gran cafone se mentre ti gusti la zuppa non produci un sano e rumoroso risucchio. Labbra allo strano cucchiaio nipponico, il più gracile e delicato vecchietto giapponese se la batte, con buone probabilità di vittoria, con i peggiori motorini truccati che ti sfrecciano sotto le finestre impedendoti di parlare al telefono, e con quanto di più rumoroso, acuto e fastidioso vi possa venire in mente. Ora, immaginate di andare alla Pergola dell'Hotel Hilton, di ordinare un'ottima zuppa e di esprimere il vostro apprezzamento alla maniera del nostro compunto ed elegante vecchietto. Vi caccerebbero senza dubbio a calci, e credo che con questo 'gesto' gli hiltoniani difficilmente vorrebbero comunicarvi quanto lo chef sia lusingato.
Un altro esempio eclatante, seppur probabilmente meno noto, è assai più vicino a noi. Esiste infatti una zona di Roma, una sorta di stato indipendente, abitato da fichissimi trentenni in giacca e cravatta che parlano da soli, gesticolando, con gli auricolari alle orecchie e il cellulare in tasca mentre arrivano a lavoro sul loro scooterone - o sulla moto, se sono veramente gggiovani - dove i fondamenti della circolazione stradale sono stravolti rispetto al sapere comune. Voglio dire, a chi di voi, da piccoli, mamme e nonni e zii non hanno ripetuto mille volte: "Non attraversare la strada col rosso!"?
Eppure in questa piccola oasi attraversata da via Salaria e via Piave le cose non stanno così. Quando scatta il rosso per le automobili, arriva il rosso anche per i pedoni. E le prime volte, ovviamente, ci caschi; vedi gli altri attraversare comunque e pensi che il tuo buonsenso ti eviterà di finire spiaccicato sotto un'auto in corsa che arriva da una traversa di cui nessuno si è accorto e che spiega quell'apparentemente inspiegabile rosso. Continui ad aspettare, finché arriva il verde, per le macchine però. Per fortuna qui il tuo buonsenso ti aiuta per davvero e resti fermo, evitando la scena di cui sopra.
Così, mentre te la scampi un'altra volta, inizi finalmente a chiederti quand'è che ti sarà dato attraversare. In questa lunga paziente attesa, solo per pochissimi secondi - una breve illusione - le cose tornano come tu le conosci: le macchine hanno il rosso e sono ferme, i pedoni il verde e attraversano. Poi rinizia tutto daccapo.
Dopo qualche giorno difficile, in cui pur sforzandoti fatichi a comprendere questa bizzarria, da avveduto non oriundo capisci che per integrarti devi adeguarti alle usanze del posto. Allora prendi coraggio. La prima volta che attraversi la strada col doppio rosso, provi l'ebbrezza dell'azzardo; dopo una settimana lo fai con la finta naturalezza - sbruffone! - di chi ha sempre fatto così e che lì, in mezzo ai consulenti gggiovani, c'è nato, guardando con un malizioso ghigno i nuovi immigrati, perplessi sul bordo del marciapiede; dopo due mesi, annoiato e insieme impietosito (ti tornano in mente i tuoi primi giorni, tanto difficili) pensi: "Ma mo' glielo dico a 'sti poracci, che ssennò ce ponno mori' de vecchiaia". Poi però lasci perdere, e inforchi gli auricolari, devi disdire quel briefing.
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