| alle prese con una verde milonga |
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lunedì, 30 maggio 2005 Il paradosso di Amleto L'articolo di Sofri Sr sul nuovo libro di Safran Foer è bellissimo. Ha la delicatezza e la forza emotiva, mai patetica, tipiche della sua scrittura. Come sanno i frequentatori del mio blogghetto, nutro piena fiducia nei componenti della dinastia Sofri e nei loro gusti, e se padre e figlio sono d'accordo allora questo libro s'ha da leggere. Vi farò sapere la mia. Sana logica, finalmente Ecco l'editoriale di Sartori sul Corriere di ieri. Tutto e solo quello che andava detto sul "nostro" referendum l'ha scritto lui, nel suo modo semplice e lineare, sacrosanto direi, che ti rimette in ordine i pensieri e ti fa dire: "Cacchio, ma è preciso identico quello che c'avevo nella capoccia!", o qualcosa del genere:
sabato, 07 maggio 2005 i francesi, dicevamo... I Francesi è gente che invece dell'homepage ha l'accueil, e che non usa il mouse, ma il souris.
E così capita che, in azienda, se chiedi in inglese dov'è il bagno, loro esclamando "Ahhh... la toilette!", (e certo, toilet proprio non si capiva!) ti danno labirintiche indicazioni in francese. Fortuna che sono poliglotta.
I'm a French business woman Sabato mattina. Stamattina niente traffico, niente tromba (e questo un po' mi dispiace), niente esasperanti rumori dei vicini. Un sabato diverso e strano, senza dubbio.
E allora, prima di farmi prendere dalle attività fine-settimanali (cucina, bucato e pulizie), eccomi, come ai vecchi tempi, tv su telemarket, a scrivere un post. Oggi parlano di Frisoni. Scrivo e ogni tanto lancio uno sguardo sul quadro di cui sento elencare meraviglie e prezzo.
Insomma, la Francia. Dice che c'entra la Francia? C'entra che ho accettato di andare a lavorare per un progetto (noi consulenti si parla per progetti, scusate il tecnicismo...) a Parigi. Durerà un mese, più o meno, in cui davvero sperimenterò la vita da donna in carriera. Vale a dire, farò cose per lo più antipatiche o ridicole. Come partire ogni santo lunedì, o martedì, con l'aereo delle 7, svegliandomi quindi alle 4.30, arrivare lì, andare dritta dritta e fresca come una rosa in ufficio col taxi (mi raccomando, mai dimenticare di farsi fare il reçu), per il primo "breefing", quello col mio manager. Dopo dieci minuti, in cui in teoria io dovrei avere capito tutto quello che succederà di lì in poi e che dovrò fare, vengo presentata come massima esperta in non so che ad un tizio dell'azienda cliente, di cui non so che ruolo ricopra, al quale viene detto che per qualsiasi cosa può senza dubbio far riferimento a me (???). Con il tipo si fa una prima riunione, durante la quale io, faccia interessatissima e grave, prendo appunti chiedendomi perché sono lì. Nel bel mezzo del mio dilemma, vengo interpellata dal su menzionato tizio, il quale mi chiede come sia meglio fare una certa cosa riguardo all'aspetto di cui, come ricorderete, sono massima esperta.
Riunione finita, si va finalmente a pranzo. Il pranzo è il momento dell'amicizia. Fino a 3 minuti prima ci si guardava con aria di sfida, ognuno difendendo i propri interessi in modo assai determinato; ora si fa i simpatici. Anzi, i sympas, ché ormai parlo francese. Il dopo riunione, soprattutto se è il pranzo in mensa, è il momento in cui si fa finta di non pensare più al progetto e si dimostra che, va bene essere seri, ma al momento giusto si è anche brillanti e compagnoni. E tu, che conosci le persone con cui stai, vedi quanto finte e ridicole sono tutte quelle battute, quei motti di spirito, che probabilmente si rigiocano con ogni cliente diverso; e sai anche che, se non ci fossi tu, che sei una gentil donzella, probabilmente si lascerebbero andare anche a battute più grevi.
Ti becchi queste scene di giubilo e amore, davanti ad un pranzo immangiabile. Una mensa francese è quanto di più schizofrenico esista, c'è da diventar matti. Almeno ha pagato il cliente.
Insomma, non l'ho vissuta da paura la mia prima giornata, eccezion fatta per la cena fenomenale di noi tre della mia azienda soltanto. Con le due bottiglie in tre le battute, le risate, il "tu" dato senza problemi al mio Comandante Supremo erano divertenti davvero. La mattina dopo, sebbene l'effetto sia scemato (a parte che un po' ancora sbarellavo), stavo comunque meglio. E sono subito ripartita, ché i francesi facevano festa e non ce l'avevano detto. Sicché, ho iniziato nel modo più graduale possibile, una sola giornata.
Da lunedì si rinizia. Vedrò di resistere.
giovedì, 05 maggio 2005 onestà intellettuale Mi dispiace tanto dirlo, ma Personalità Confusa è diventato proprio noioso. E vabbè, "son cose"! domenica, 01 maggio 2005 ma i sigg. CIGL-CISL-UIL hanno fatto arrabbiare Mimun? Ore 20.00, sommario del Tg1. Ero pronta, aspettavo con ansia: 500.000, 700.000, 1 miliardo per gli organizzatori e 10.000, 5000, 100 per la questura... che numeri daranno quest'anno?? E la musica che vince e il male che perde, e A che ora siete partiti l'altro ieri per beccarvi la prima fila e restare spiaccicati alle trensenne?, e I Nomadi (ma sto vagabondo non sarà l'ora di metterlo in soffitta?), e De Gregori, e i Marlene Kunz e questo e quell'altro... Datemi qualche soddisfazione dopo avermi incasinato il quartiere, stordito da giorni e anche invaso il palazzo con tizi 'mbriachi stesi a pancia in giù completamente fatti!
Sommario, dicevo. Il Papa si è affacciato alla finestra; Izzo, sorridente in manette, e le sue ultime scorribande; Sciampi dice che ce la faremo (a fa' che?!); ma che figo il granpremio di Cina; uhhhh e che caldo sulle spiagge e che belle le città d'arte. Fine sommario. Embè, addò sta il concertone??
Vabbè, ne parleranno al terzo minuto del tg, tutto sommato non era indispensabile nel sommario, forse.
Notizie e servizi. Il Papa alla finestra; di politica interna nemmeno l'ombra, se non ricordo male; Izzo, Gambatesa e Mirabello Sannitico (diventato su tutti i televideo "Sannico"); Sciampi che legge il solito discorso, sempre lo stesso uguale identico in tutte le occasioni, ché sta bene su tutto; la moglie di Bush che in un galà fa un sacco di battutacce sul marito, e tutti gli ridacchiano in faccia; il gran premio di Cina, notiziona del giorno; il primo maggio: (ci siamo, ci siamo) anvedi quanta gente sulle spiagge a fare il primo bagnetto della stagione ("temperature in rialzo", ma che è, la borsa di Tokio?), uhhhh stanno tutti a Firenze - ma che sòla gli hanno chiuso gli Uffizi e hanno ripiegato sui Giardini di Boboli; ah già (ore 20.30) c'è quello, coso, come si chiama, quello dove ci va la gente, cioè non proprio tutti, i communisti, tutti gli anni, a senti' quei drogati che cantano... ah già, il Concerto del Primo Maggio. Mo' mi ricordo, la festa dei lavoratori, i sindacati, San Giovanni... ah già già. Eh, insomma, hanno fatto sto cacchio di concerto, che altro volete sapere? Niente cifre dei sindacati, niente valutazioni della questura, qualche "Ciao mamma" e il solito Mollica sull'arte e la poesia di De Gregori.
Tg finito. Delusione infinita.
Ma che sarà successo a "Piazza Mazzini"? Chi l'ha fatto arrabbiare Mimun?
non ci vediamo sotto la C di Coin Tradizioni interrotte. Le ho sempre amate, soprattutto questa.
Tutti gli anni il 1 Maggio si faceva a casa da me. Vinello come si deve, manicaretti e sperimentazioni della titolare qui, un po' di gente, e dopo un lauto pranzo si scendeva a vedere il concerto, con eventuali capatine di nuovo qui a casa.
Alle 8 di sera, poi, ci si vedeva con gli altri amici per andare ad assistere alla parte più succulenta del concerto, quella finale. Solo che come fai a incontrarti in mezzo a quel casino? Eh eh, guardate che noialtri della IX circoscrizione la risposta la portiamo nel sangue: ci si vede sotto la C di COIN, monumento del quartiere secondo solo alla chiesa di San Giovanni. Una bella grande C, che offre ospitalità a un buon numero di persone e che fa da consolidato punto di riferimento a tutti i frequentatori della movida dell'Appio Latino.
Quest'anno, però, niente pranzo da me, niente capatine al concerto, niente appuntamento sotto la C di COIN.
Tutto è cambiato per me negli ultimi tempi, e la tradizionale giornata del Primo Maggio non poteva non risentirne.
e poi dice che i francesi non sono antipatici! Oggi mi hanno praticamente cacciato con mezzora d'anticipo rispetto all'orario di chiusura dalla libreria francese di fianco a S.Luigi dei Francesi.
Motivo? Stavano chiudendo, dice. Intanto, quand'ero fuori, gente dentro che sfogliava libri ce n'era ancora. Ma forse erano francais (scusate, non trovo la cedille).
E per farmi uscire non ne parliamo: mi hanno fatto uscire da un portoncino laterale, sospetto lui e sospettosi loro che avessi rubato il libro che avevo in mano, la guida rossa di Roma del Touring Club. "Questo è suo?", mi fa con aria di chi t'ha beccato, ma non si adira né si scompone perché è francese, la commessa che mi porta nello stretto e buio corridoio verso il portoncino d'uscita.
Roba da matti. Anzi, da francesi.
la DDR di Luca Sofri
Ieri sera ho visto la qui annunciata seconda puntata sulla storia di Berlino e sulla DDR di 'Sofri figlio', come si definisce, su La7.
Devo dire che, messi da parte i miei evidenti "pregiudizi" da innamoramento intellettuale, l'ho trovata bella sì, ma con qualche difetto.
Il principale: da narratore esterno parlava/leggeva troppo velocemente, soprattutto nella parte iniziale. Era difficile seguirlo; era chiaro che tutto quello che diceva era esattamente come l'aveva pensato, e per questo forse la lettura era come una sorta di ri-concepimento di quei pensieri, che quindi - mi azzardo psicologa - ancor più gli parevano logici e scorrevoli. Logici lo erano sempre, scorrevoli non altrettanto però, se non altro perché correva come un matto, e di questo non si accorgeva.
Andando avanti il ritmo incalzante è andando rallentando, ma era pur sempre a rischio di "perdita del filo".
Le interviste invece mi sono piaciute molto, così come la scelta delle immagini e delle musiche. Su questo in particolare non avevo dubbi, così come pure non avevo dubbi che avrebbe citato "Goodbye Lenin". Facile, prevedibile forse, ma giusto e bello, soprattutto perché perfetto con il resto.
Oggi, nella vetrina della Feltrinelli di Largo Argentina ho visto un libro sulla DDR, e anche se non l'ho comprato subito (motivo: ero diretta a prendere un ottimissimissimo caffè doppio a piazza Sant'Eustachio), lo comprerò al più presto.
Vedi che può fare la televisione.
"LONTANI LONTANI", iniziativa anti-veltroniana! Riguardo all' "iniziativa" veltroniana sulla festa dei vicini, concordo in pieno con Michele, e per la prima volta (o quasi) s-concordo con Luca Sofri.
Supponete - lo so, è una situazione inverosimile - che uno dei vostri vicini vi abbia da non molto tempo bucato col trapano una parete (il suo bagno confina con il vostro soggiorno-angolo cottura-stanza di lavoro e/o di divertimento) per montare lo scaldabagno e che, dopo attese di giorni e giorni rinchiusi in casa ad aspettare, finalmente si ricordi di voi e faccia tappare il suddetto pertugione dall'idraulico, novello muratore, in modo scandaloso; e che un bel sabato mattina vi svegli mettendo ad altissimo volume per quattro, e dico quattro, e ribadisco quattro, volte di fila "Cleptomania", roba da strozzarlo; e che tutte le sere si faccia la doccia a mezzanotte passata con un casino inimmaginabile.
Supponete poi che l'altro vicino (siete chiusi tipo sandwitch tra questi massacratori) sia un metallaro di quelli incazzati, che sparano musica (musica??) a 10000 urlandoci e suonandoci sopra -tutto ciò accade il sabato che l'altro non mette Cleptomania, ché si danno il turno - oppure, d'improvviso, alle 5 del mattino; e che sia tanto rumoroso da accorgervi che è tornato in CCalabbria quando non lo sentite soffiarsi il naso; e un sacco di altre belle cose come queste.
Immaginata grosso modo questa situazione, pensate che sia davvero possibile andar lì, bussare e dire:"Dài, aderiamo anche noi alla meravigliosa iniziativa di Walter, ci divertiremo da matti e impareremo a volerci bene, VICINI VICINI!!!" ??
Se mai fossi costretta a una cosa tanto ridicola, è ovvio che il mio cous cous (uno dei "presenti" che Walter suggerisce) sarebbe stra-avvelenato. Ma di brutto brutto brutto.
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